Home / Home / L’orzo di Pedavena
Redazione | 5 luglio 2012 | no comments

Grande festa della birra e del magico cereale: è il week end perfetto per esplorare le valli bellunesi e degustare un prodotto speciale.

 

Da: Repubblica – 4 luglio 2012

A luglio si raccoglie l’orzo. Sembra un’informazione marginale come sempre più marginale è diventata la coltura dell’orzo nel nostro paese, ma non si tratta di una storia finita. Le valli bellunesi da questo punto di vista sono esemplari, perché erano una delle culle italiane dell’orzo, tanto che la gastronomia tradizionale locale è ancora imperniata in gran parte su questo cereale (orzotti, farine, pani, perfino il caffè d’orzo). Negli anni Sessanta però, soprattutto nella zona che va verso le vette feltrine, l’orzo è stato sostituito in pianura dal mail agro-industriale, mentre nei campi di montagna si è assistito al totale abbandono. Il “ritardo” di queste zone rispetto allo sviluppo industriale le ha progressivamente spopolate e l’agricoltura ne ba patito, ma oggi ci vengono riconsegnate con paesaggi incontaminati e moderne possibilità di rinascita per il settore primario. E’ ciò che succede con l’orzo, diventato su impulso della Cooperativa “La Fiorita” di Cesiomaggiore (che riunisce, dal 1977, 140 piccoli agricoltori) simbolo di una resistenza che punta sulla diversificazione dell’agricoltura per ridare prospettive ai produttori e fare del bene all’ambiente. Non solo orzo, anche fagioli di antiche varietà, farro, mele e noci. Ma soprattutto lui: cereale umile e virtuoso, che consente un’agricoltura sobria e sostenibile, capace di innescare processi di filiera rivoluzionari in termini economici, culturali, sociali ed ecologici, Per dire: oggi nelle valli bellunesi esiste un presidio Slow Food dedicato all’antica varietà di orzo autoctona, un ecotipo strappato all’estinzione grazie al lavoro della Cooperativa (e dell’Istituto agrario di Feltre) che oggi riproduce e diffonde i semi presso i suoi associati,

Intanto l’orzo ha ricominciato a colorare i campi, si sta incentivando la sua coltivazione biologica per spezzare la monocultura del mais, si recuperano i vecchi moliti a pietra e in aiuto sono arrivati anche i produttori di birra. Un’altra bella storia, In zona, a Pedavena, c’è il più vecchio birrificio d’Italia, appartenuto ai Luciani, la famiglia di papa Giovanni Paolo I. Alcuni anni fa rischiò di essere cancellato dalle politiche aggressive di una nota multinazionale della birra. La comunità locale si mobilitò ricevendo solidarietà da ogni parte d’Italia e il birrificio Pedavena si salvò grazie a un’acquisizione da parte di Birra Castello. Oggi continua a produrre bene e fa anche l’ottima birra Dolomiti, speciale perché utilizza l’orzo de La Fiorita, in un interessante progetto di filiera locale. Il birrificio nel week end sarà la sede della “Festa dell’orzo”, una buona occasione per visitare questi territori stupendi e capire il grande lavoro comunitario (istituzioni, aziende, agricoltori, associazioni, ristoratori, la condotta locale di Slow Food) che vi si sta svolgendo. L’8 luglio ci saranno visite guidate al birrificio storico, un piccolo mercato contadino, una fattoria didattica dedicata ai bambini con laboratori per fare il pane d’orzo, stand di degustazione con i migliori ristoranti della zona coinvolti, un convegno che celebrerà “le mille virtù” dell’orzo prima di inaugurare ufficialmente la produzione di birra del nuovo anno, Una festa per un progetto complesso, nobile e intelligente, che speriamo si concluda con l’annuncio della realizzazione di una malteria presso gli stabilimenti Pedavena, l’unico anello mancante per una filiera locale dell’orzo che ha molto da insegnare.

Carlo Petrini

 

Add comment

Name

E-mail

Website

Comment Submit